Qualche settimana fa abbiamo avuto il piacere di intervistare uno degli italiani pionieri in terra tedesca: Andrea D’Addio. Classe 1982, giornalista freelance per alcune delle riviste più famose in Italia e residente a Berlino da cinque anni, dove fonda il famosissimo magazine online Berlino Cacio & Pepe. Andrea ci ha raccontato la sua esperienza nella capitale tedesca e ci ha detto la sua su alcuni argomenti importanti (e a volte scomodi) riguardanti la vita degli italiani a Berlino.

Giusto per iniziare: cosa ha spinto il tuo trasferimento a Berlino?
Scrivevo da freelance già dal 2001, completati gli studi ad inizio 2009 ho pensato che Berlino sarebbe stato un buon posto dove cercare storie che altri giornalisti italiani non avrebbero trovato. Berlino era in crescita sia da un punto di vista culturale che di importanza geopolitica e volevo seguire questo fenomeno. Berlino era economica e mi permetteva di potere gestire meglio il mio ambientamento. Inoltre parlavo già inglese, francese e spagnolo, volevo apprendere un’altra lingua.

Per molti italiani in partenza per Berlino o già arrivati sei quasi un’istituzione e una dispensa di consigli utilissimi. Come ci si sente ad essere la guida di Berlino più famosa tra gli italiani?
C’è la soddisfazione per avere svolto un buon lavoro e di averlo fatto per primo. Berlino Cacio e Pepe nasce come blog ad ottobre 2010, per molti anni è stato l’unico prodotto giornalistico aggiornato quasi quotidianamente rivolto agli italiani a Berlino. Con il lancio del magazine a marzo 2014 sono salite le responsabilità, ma anche le ambizioni. E non sono più da solo, ho ottimi compagni di viaggio, a partire dal co-direttore Mauro Mondello e dalle vicedirettrici Maria Severini e Silvia Elodia Fistetto. Dovremo continuare tutti su questa falsariga per continuare ad essere soddisfatti

Possiamo definirti un “guru” dell’informazione?
No, assolutamente no. Al massimo sono una persona che ha capito che c’era un mercato dell’informazione a Berlino in cui inserirsi e che ha colto l’occasione mettendoci dentro tanta passione.

Nomina una cosa che ti piace e una cosa che odi degli italiani a Berlino.
In entrambi i casi la loro italianità: abbiamo un carattere che è tanto eccezionale quanto detestabile. Quando eccelliamo, siamo delle menti fini, amabili, interessanti ed originali. Quando mostriamo il nostro peggio, siamo davvero i peggiori. In generale, ma non è legata solo agli italiani, non amo chi arriva a Berlino solo per distruggersi di droghe e party o chi arriva qui solo per prendersi il sussidio senza impegnarsi davvero a cercare un lavoro. Va bene cercare un aiuto, ma poi bisogna sapersi rimboccare le maniche.

Secondo te c’è un abuso dell’espressione “cervelli in fuga”? Ne hai conosciuti molti qui a Berlino?
È retorico dire che ci sia inflazione. Ormai qui a Berlino importiamo quasi una copia esatta dei giovani della società rimasta in Italia. Ci sono persone eccezionali, veri cervelli in fuga, e altri meno “cervelli”. Per fortuna quando tornano indietro, anche solo per le vacanze, anche se non sono diventate delle cime (e mi ci metto anche io dentro) annusando l’aria di fuori sono comunque maturate. Alcune di più, altre di meno. Ma qualcosa cambia sempre quando ti trasferisci all’estero.

Berlino Cacio e Pepe ha da poco cambiato volto. Dal classico blog ad un magazine con una struttura ben più complessa e una vera e propria redazione. È la realizzazione di un sogno o credi che sia la naturale evoluzione di un blog molto seguito?
Era una naturale evoluzione. C’è voluto del tempo visto che, a livello di budget, siamo partiti da zero. Non era un sogno, sogno sarà quando potrò pagare come si deve tutti i collaboratori. Per ora è un bel progetto di cui sono fiero, ma ancora non pienamente soddisfatto. È normale che sia così perché siamo all’inizio, ma da direttore non posso dimenticare che senza l’impegno spesso gratuito dei miei collaboratori non si andrebbe da nessuna parte. E questa parte del discorso è così importante che non può farmi parlare di “sogno che si realizza”. Spero che si realizzerà più in là.

Anche se il magazine è nato da poco e probabilmente ha ancora bisogno di essere “accudito”, vorresti darci qualche anticipazione per progetti futuri?

Il magazine avrà degli sviluppi grafici e di contenuti a breve. Inoltre stiamo lavorando sempre più come ufficio stampa per realtà con una forte interconnessione con l’Italia e la Germania. Continueremo su questa falsariga.

C’è un consiglio che non hai ancora dato, ma che vorresti dare a un italiano che sta per trasferirsi a Berlino?
Partire determinato, soldi da parte, qualche nozione di tedesco e idee chiare. Se cerca solo un lavoro in Germania Berlino non deve essere per forza la prima scelta.

© Dan Safier

© Dan Safier